Sul Golfo gli artisti senza tempo dell’arte presepiale

da | Mar 13, 2013 | News | 0 commenti

Geni e “ladri di idee” in mostra nel convento Santa Maria delle Grazie

E con il ritorno del Natale, Manfredonia riaccoglie i presepi. I curiosi e gli appassionati di arte, presepi, ma anche “i ladri di idee”, possono recarsi da oggi al Convento di Santa Maria delle Grazie che con il consenso di Padre Urbano De Colellis ospiterà una mostra nei saloni settecenteschi e sarà aperta al pubblico sino al 9 gennaio. Anche l’Attacco ha deciso di visitarla, ma in anteprima, e

intrufolandosi tra le polveri e le ultime rifiniture, incontrando alcuni dei maestri, perché tale è il titolo che si può dare a chi con passione e lavoro certosino mette su un presepio. Saranno 24 in mostra, di 24 artisti differenti. Nella visita in anteprima l’Attacco ne incontra 4, tra cui il Presidente dell’Associazione De Biase, per chiedere come nasce la passione, quanto tempo si dedica a ciò, e quali i materiali usati, da dove gli spunti per metter su presepi che riprendono tratti di vita e scorci di paesaggi reali occidentali.

De Biase con passione porta avanti l’Associazione e a detta degli altri artigiani, ha fatto il presepe più bello, più lavorato. De Biase ha frequentato l’Accademia delle Belle Arti, ma lavora come ferroviere, e a relegato la sua arte ad un hobby. Il suo è un presepe costruito nel tempo , “Sono giovane, lavoratore, ho famiglia, e nel tempo libero mi dedico a questo lavoro. Prendo spunto sempre da paesaggi che vedo, anche viaggiando, amo vedere la natura, focalizzo nella mia mente immagini e paesaggi, colori da voler riprodurre”. L’opera è realizzata in polistirolo e poliuretano, con colate varie di gesso, colla e segatura mista a colla. “Il lavoro più grande – spiega a l’Attacco, De Biase -, non è nel creare i paesaggi ma nel crearli dopo essersi studiati i personaggi. Io parto dall’idea che ho, guardo le statuine, le loro espressioni, sono come veri attori, e gli angoli vanno costruiti per ospitarli.

Mostra al Convento di Santa Maria delle Grazie con Il consenso di Padre Urbano De Colellis ospiterà una mostra nel saloni settecenteschi

Poi le luci, sono una parte importante, si provano di continuo sino a quando non ottieni gli angoli di luminosità e cromatura di colori che avevi nella mente. È come un quadro, dove non dipingi ma devi mescolare elementi fisici e tridimensionali”.

“Fare un presepe è come fare un quadro. Si tratta di mescolare…”

In ordine di età, tra i più giovani, ed anche new entry dell’Associazione e primo anno alla mostra con una sua opera, c’è il 36enne Giuseppe Potito, giovane artigiano, falegname ed abile in tanti lavori manuali, alla ricerca continua di lavoro in tempo di crisi, che non gli blocca la passione e la voglia di produrre qualcosa con altri amici. Giuseppe ha impiegato un mese e mezzo per la sua opera, dedicandosi ogni giorno nelle ore serali. La sua è una tecnica nuova rispetto ad altri, usa pannelli di compensazione, fatti di schiuma usata per la costruzione di prefabbricati, facile da modellare nella fase di asciugatura. Con pazienza Giuseppe ha creato gli stampi in cui ha colato la schiuma, e da li ha messo insieme i vari pezzi.

Il 61enne Vincenzo Giordano è tra i veterani dell’associazione

Lo definisce un presepe popolare, che riprende un angolo di borghi pugliesi, di cascine di campagna, un’immagine quasi comune nella mente dei nonni. Salendo in età si arriva sui 61 anni, per visionare l’opera di Vincenzo Giordano, ex dipendente Telecom in pensione, tra i primi dell’Associazione. La sua opera ha richiesto circa 20 giorni continui di lavoro, ed è curata nei particolari, Giordano ha deciso di spendere tempo nelle piccole rifiniture di piccoli oggetti, creati con materiali che si hanno in casa. Fa notare le porte delle antiche case, fatte in legno, trasandato, che danno di antico, fatte di asfodelo, comunemente chiamato in dialetto sipontino “a frevol”, piccoli tronchetti morbidi, tipo canne di bambù facilmente lavorabili con coltellini. I piccoli vasi nel cortile, della grandezza di non più di 3-4 cm sono fatti di cera e argilla, che Vincenzo a modellato ed infornato come un vero vaso grande. Anche il cipresso, retto dietro una palazzina, è fatto di un vero ramo di aghi di cipresso compattato con colla di pesce da sembrare un vero albero dalla forma affusolata.

Tra i più anziani, Saverio Magno, conosciutissimo e stimato sarto sipontino, ora 71enne, ma ancora abile nella sua vista attenta e quasi allenata a lavorare piccoli materiali. Difatti il suo è tra i presepi in assoluto più piccolo, ma forse per questo rifinito meglio. “Avevo 9 anni quando ho cominciato a fare presepi, in casa era una tradizione bella, e ho sempre continuato, ora stando in pensione ci dedico più tempo”. Il suo presepe vuole riprendere paesaggi del Gargano, la natura e le sue grotte. È fatto di semplici cartoni, misti a colla, e di una polvere rossa misteriosa che da i colori e le cromature, che Saverio svela esser semplice bauxite, che si trova in abbondanza salendo i tornanti per San Giovanni Rotondo. Tiene a precisare “Non sarebbe bello forse fare un presepe spendendo troppi soldi, andrebbe contro la stessa mentalità di povertà della scena che si rappresenta. Sono fatti tutti con materiali riadattati, materiali naturali”. Fa notare particolari in metallo fatti con ritagli di tubetti di alluminio per dentifricio o lucidante per scarpe.

Capolavori di arte povera che dà oggi saranno visibili, e che avranno una cerimonia ufficiale di apertura con la presenza del vescovo Castoro e della corale polifonica Spirito Santo del maestro Antonio De Biase, fratello del presidente.

“Sono fatti tutti con materiali riadattati e naturali. Sbagliato spendere troppi soldi per la lavorazione, andrebbe contro lo spirito del presepe stesso”

Fonte: il quotidiano l’Attacco del 08/12/2010. Autore: M. Arena

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